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Bach, la Passione secondo Matteo

Ars inveniendi - Passio unitatis

Così potremmo intitolare questi cenni sulla Passione secondo S. Matteo del sommo J. S. Bach, recitata la prima volta il venerdì Santo, il giorno più santo dell'anno, 11 aprile 1729, nella Thomas Kirche di Lipsia.

Era il suo gioiello: la stesura del 1736 fu accuratamente copiata di pugno da Bach ( quante musiche di maestri tedeschi, francesi, italiani aveva diligentemente copiato per imparare!). Questa fu fatta su bella carta con nero seppia di prima qualità e molte parti in rosso porpora. Il grande artefice dimostra di ritenere questa l'opera più grande della sua vita, in cui volle superare tutte le precedenti opere sui misteri cristiani ( oratori, passioni, cantate) e anche tutto ciò che fino ad allora egli stesso era riuscito a comporre.

Bach

E' come una summa di tutto il suo sapere e il suo fare e, anche per il temperamento di grandiosità e tristezza, mestizia e pace che sono la cifra (anche germanica) della sua anima, la dedica al giorno della morte di Cristo per me.

Summa perché vi si dispiegano tutte le possibilità polifoniche esperimentate precedentemente

( motetti, cantate - più di duecento- messe ) con un impegno strumentale che porta ai limiti le intrinseche possibilità degli strumenti stessi come estensione di note e come era pposibile in un sistema ancora di temperamento non equabile.

Bach scrive cinque corali dalla stessa melodia ma in un cammino di inevitabilità che segna il movimentato procedere delle quindici scene della Passione di Cristo. In questi cinque corali la tonalità e l'armonia non sono mai identiche, ma si piegano descrittivamente secondo i sentimenti che si avvicendano: la freddezza di Pilato, l'agitazione della turba urlante, l'invocazione dolcissima e straziata della Madonna. Ci sono molti accenni che richiamano da vicino il pianto della Madonna di Jacopone da Todi; come pure, davanti al sepolcro, nell'ultima scena, ci saranno vibrazioni di angoscia e requie di timbro shespiriani. Si passa dal primo corale in Do diesis Mia un Do min., a un Si min, fino al La min del lamento funebre finale. La dualità tono – modo induce a pensare ad un oltre: è un procedere syn – bolico. Il simbolo, infatti, era per gli antichi greci quel bastoncino, quell'anello, quella medaglia, quell'oggetto che veniva spezzato, rimanendone una parte all'amata, e una parte al giovane guerriero che si avviava al destino di un lungo viaggio o di una guerra. Se si ritroveranno i simboli, si ricreerà l'unità dell'inizio, anzi oltre ad attestare l'identità dei due, i simboli porteranno con sé tutto il cammino e il travaglio della vita in quella separazione.

Il simbolo è metafora e segno concreto ( in che stato arriverà il pezzo di coccio o di medaglia?) del cammino della vita.

Che è un cercare e gustare nell'oltre: nel sempre più in là e sempre più totale.

Così Bach ci accompagna per tutto il viaggio della Passione di Cristo con tutta la sua passione di architetto severo, mesto e grandioso, costruendo sempre nuovi campi percettivi, ma rimanendo ancorato al sistema da lui stesso fondato, il sistema temperato.

E' una esplorazione infinita, ardimentosa, in tutto il campo sonoro, che è anzitutto l'infinito campo del silenzio amoroso di Dio creatore e, qui, redentore che si fa eco rimbalzando nel cuore dell'uomo che comincia a rispondere ( contrappunto, controcanto) agli atti di Cristo.

Questo corale era un antico lamento funebre (la Passione è anche morte) il cui testo Bach trasse dal grande poeta Paul Gerhardt, il quale aveva trasposto in tedesco il canto di San Bernardo di Chiaravalle Salve caput cruentatum: O Haupt voll Blut und Wunden.

Bisogna sapere che Bach è essenzialmente un kantor: un maestro di musica sacra che ha l'umiltà di trascrivere,copiare, trovare musica in tutti gli angoli della Germania, allora così mesta perché ferita dalla guerra dei trent'anni, ma anche della Francia e dell'Italia.

Da giovane aveva sentito parlare di Buxtehude come grande organista: ebbene, intraprese un viaggio a piedi di quattrocento chilometri per poterlo ascoltare, rimanendo tre mesi alla scuola del maestro, sfidando gli strali e i provvedimenti disciplinari dei suoi committenti. Ma aveva un carattere forte ed era conscio dell'impresa della sua vita. Quale impresa?

In casa sua – proveniva da famiglia di musicisti – c'erano chiusi a chiave dei libri di musica, anche italiana. Ebbene, Bach sfidava i divieti familiari, apriva i libri, trascriveva, imparava. Ogni sua opera porterà questa firma: Soli Deo Gloria.

Perché Bach scriveva Messe (tutto l'ordinarium missae: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei) dal momento che la Riforma aveva abolito quasi tutti i sacramenti e trasformato la Messa in “Santa Cena”: Sermone, memoriale senza la Transustanziazione?

Perché dall'Italia ( che vive la Controriforma), dalla Francia, da Venezia (dove suonano organisti tedeschi anche riformati) giungevano in Germania arie, motetti, canti, sequenze: un'immenso fiume sotterraneo fecondava la Germania. Ma in Germania lo stesso Lutero aveva cominciato a comporre e a far comporre corali; e successivamente moltissime melodie profane furono rivestite di parole sacre: la musica cioè è essenzialmente canto e il canto è proprio del credente che si rivolge al suo Redentore.

Così Bach conosceva a memoria cinquemila canti religiosi (raccolta di Lipsia 15) e poteva attingere a piene mani ad un patrimonio che conservava melodie risalenti fino al XII secolo, fino a sequenze gregoriane del IX secolo.

Tutto questo portava il grande fiume: e un credente luterano non si stupisce di amare profondamente la Santa Messa in Si min. (quanto cara l'ebbe Bach che la perfezionò per tutta la vita!) o i canti alla Vergine e all'Eucaristia come presenza reale di Cristo: insomma, tutta la ricchezza della tradizione cattolica passata e presente. Ecco perché in area nordica (Svizzera, Germania, ma anche Svezia, Norvegia, Austria) c'è una grande nostalgia dell'unità: la musica è musica: un frutto infinitamente dolce e corroborante la sete dell'anima: davanti al dolore o alla gioia dell'uomo (o di Cristo, che è lo stesso), non c'è né cattolico nè riformato!

La musica porta molto lontano, ma sempre ti riconduce molto vicino a te.Anche se viene da molto lontano…

Allora potremmo chiamare Bach faber inventionis (pensiamo all'”arte della Fuga”), ma anche sollicitus unitatis:

La Passione secondo san Matteo è un'opera tutta costruita sul corale: molti sono i corali, sempre rivisitati e perfezionati descrittivamente. Tutta l'opera del Kantor di Lipsia è centrata sul corale, anche le cantate scritte per le varie festività e feriae dell'anno liturgico.

Il centro focale della Passione è il riconoscimento voluto a forza dai sommi sacerdoti: “Sei tu il Cristo? Dillo a noi chiaramente”: allora il Sommo Sacerdote si stracciò le vesti (cfr. nn.36a, 36b,36c).

Ma come è strutturata, quale sacra rappresentazione, e grande preghiera corale, la Passione secondo san Matteo? C'erano due cori, due orchestre e una terza orchestra di soprani con organo a nido, disposti sulle balconate della chiesa di San Tommaso a Lipsia. La trama è il racconto evangelico cantato dall'Evangelista (tenore) che si alterna drammaticamente con i cori che dialogano tra loro; è la forma domanda – risposta che troviamo anche nelle Laudi di Jacopone da Todi. Nel primo coro snetiamo la figlia di Sion ( in cui è adombrata la Madonna) che triste si dispera, parla a nome nostro, che siamo insieme carnefici e penitenti che seguiamo gli atti ineluttabili della feroce passione. E' il monumentale incipit dei due cori che si interrogano attraversati da un corale (gioco tra mi min e sol magg).

Nella tessitura del testo di Matteo, dal cap. 26 a tutto il 27 – deposizione nel sepolcro – si inseriscono i testi di P. Gerhardt, di Leo Hassler, allievo di Gabrieli, di Hans Sachs, di Johan Kruger…

Ma l'opera mirabile è il ricamo di un formidabile poeta che lavorò in perfetta armonia con Bach nel comporre i testi delle arie, dei recitativi… si tratta di PICANDER, pseudonimo di Christian Friederich Henrici. Questi testi suscitano in noi una profondissima commozione. Eccitano alle lacrime per il Cristo sofferente: sentiamo veramente compiersi lo strappo a noi stessi dei nostri peccati. L'agnello innocente è visto, scorto con paura e tremore in mezzo ai carnefici; battuto, stritolato eppure così bello, il più bello dei figli dell'uomo nutrito al seno di donna; donna il cui cuore è strappato ora dal petto. Sono parole simili al pianto della Madonna nella famosa lauda di Jacopone.

Alla fine della tragedia sgorga in noi un dolcissimo canto funebre: mio Gesù, mio Gesù buonanotte. Ci sediamo qui, sull'orlo della tua tomba. Ti siano un guanciale di fiori le pareti tombali. Grazie, infinite volte grazie per il tuo soffrire per me, dolce Gesù.

Come si vede, siamo in una pietas universale, cattolica davanti a Cristo morto per noi, anzi per me. Similmente la liturgia ortodossa, nella Veglia del Venerdì santo, stende una Sindone ( non il Crocefisso pieno di sangue e di piaghe, con le mani e le gambe contorte dal dolore) sulla quale è tratteggiata la figura di un Cristo già glorioso; e lì i fedeli portano petali di fiori cantando e piegando la fronte fino a terra.

La Passione secondo san Matteo deve essere letta e pregata prima che ascoltata. Ci vuole una preparazione… poi la musica, mirabilmente perfetta, ci trascinerà l'anima, anche se lontana, davanti a quello sguardo dell'Innocente con cui “voglio stare”: agostinianamente viene ripetuto più volte “voglio stare con Te, non andare via.” Riportiamone qualche tratto:

Su la sera
quando l'aria è più fresca,
fu più evidente la caduta di Adamo.
Alla sera il suo Salvatore lo abbraccia
alla sera la colomba tornò portando un ramo d'ulivo.
Oh tempo chiaro, oh l'ora della sera!
Adesso la pace è stata ristabilita con Dio.
Gesù ha portato la sua croce
il suo corpo ha trovato il riposo.
E tu, anima mia amata, supplica,
va', chiedi, chiedi in dono Gesù morto
preziosa reliquia che ci da' salvezza
(recitativo 64)

*****
Purificati, mio cuore,
voglio io stesso Gesù seppellire.
D'ora in poi Egli deve in me per sempre
aver dolce riposo.
Allontanati, o mondo,
e lasciami Gesù
(aria 68)


*****

Ora portano il Signore a riposare;
mio Gesù, mio Gesù, buonanotte!
Finita è la fatica che i nostri peccati gli imposero.
Mio Gesù, mio Gesù buona notte.
O sante ossa, guardate come vi piango
con rimorso e ravvedimento
perché la mia caduta vi ha recato una simile pena!
Mio Gesù, mio Gesù buonanotte!
Per tutta la mia vita sempre e sempre
Per il Vostro dolore Vi ringrazio,
perché tanto avete sofferto
a salvezza della mia anima.
Mio Gesù, mio Gesù buona notte.

(recitativo 67)


La Passione secondo san Matteo fu totalmente dimenticata, oscurata dall'illuminismo razionalista e non più rappresentata. Ma nel 1829 Mendelssohn, sollecitato da Zelter, la fece rappresentare a Berlino, il Venerdì Santo, nel centenario della Prima.

Da allora è la somma gloria di Bach, potremmo dire la perla più cristallina della costellazione dei suoi canti. Tutti i grandi si cimentano con questa grandezza.

Furtwaengler, Hannecourt, Fritz Werne, , Tom Coopman, Riccardo Muti …

Lorenzo Fornasieri

Pubblicato originalmente su Linea-Tempo (sito: www.lineatempo.eu) e qui riprodotto per gentile concessione dell'autore e dell'editore

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