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Lodate a Dio con arte

Recensione del volume Lodate a Dio con arte, Marcianum Press, Venezia 2010.

di Lorenzo Fornasieri


Sul tavolo un libro d’arte aperto sulle immagini degli angeli in concerto, nel Paradiso: è la celebre cupola del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli in Saronno. Nella volta interna Gaudenzio Ferrari raffigurò la gloria degli angeli che cantano a Dio Padre nella festa dell’assunzione al Paradiso di Maria Santissima.

Circa duecento angeli con strumenti musicali conosciuti (e non conosciuti) nel sec. XVI. Alcuni di questi strumenti, da sempre studiati dai musicologi, forse esistono solo “in mente Dei”, sono “possibili”, cioè atti a quel canto-parola-spirito-corpo che è la realtà divenuta nuova e perciò cantata, anzi coralmente celebrata.

Il canto è liturgia e sempre nuovamente si ricrea nella memoria e nel fatto della storia della salvezza che riaccade nel culmine della celebrazione dei divini misteri.

Ma dove siamo? Di che parliamo? Di più: quali suoni armonie e melodie intrecciate ci stanno chiamando?

Sì, perché la musica è come un ri-chiamo ; pro-viene da molto lontano, un “molto lontano” che si è fatto vicinissimo. Viene da “musa” o da Mosè: il cantico di Mosè dopo l’impresa del Mare dei Giunchi, e rivive in un “pezzetto di creazione” che è oggi e sempre il pane che si consacra al cospetto della Chiesa Celeste la quale si curva su di noi: l ‘ assemblea, l’“ecclesìa , i con-vocati .E tutto ciò avviene per la somma libertà dell’Amore che si presenta nel frammento: tutto nel frammento dell’Inacarnazione-Eucaristia.

Difficile tutto ciò? Sì, ma “cantabile”…

“…delle cose di cui non si può parlare, si può, anzi , si deve, cantare e fare musica, se non si può tacere”

Questa citazione da Ph. Harnoncourt viene presentata da J.Ratzinger richiamandosi a quella più famosa di Wittgenstein ( “..di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”) per dire che la musica è un fatto che eccede la parola, anche se è sempre nascente dalla parola. Parola assolutamente speciale sono i Salmi dell’A.T. e gli inni cristologici del N.T.


Il libro che parla di tutte queste cose è una preziosa raccolta di saggi del card. Joseph Ratzinger sulla musica, la riforma liturgica del Concilio Vat. II, con richiami al Motu proprio di Pio X, con accenni alla Riforma di Ratisbona del sec. XIX. Vi si parla poi della genesi del fatto musicale nell’umanità, segnatamente nella storia di Israele fino a quella autentica ri-creazione della musica che avviene nel Cristianesimo.

I saggi qui raccolti sono compresi in un volume dal titolo “ In Augesicht der Engel “, Herder, 2008, dal 2010 disponibile in Italiano per i tipi della Marcianum Press di Venezia, con il titolo di “Lodate Dio con arte”; con introduzione di Riccardo Muti.

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L’incontro con questo libro è stato, per chi scrive, un caso fortunato e un po’burlone.

Durante l’ultimo Meeting per l ‘Amicizia tra i popoli tenutosi a Rimini nell’agosto 2011 mi trovavo impiegato come guida presso la mostra su San Carlo Borromeo, la quale era sita a pochi metri dallo stand delle edizioni Marcianum Press di Venezia. Tutte le volte che vi passavo accanto una gentile, o un gentile rappresentante della casa editrice mi accostava mostrandomi le ultime pubblicazioni… Io ribattevo che conoscevo la Casa ed era già abbonato a Oasis.. alla fine, visto lo sconto promozionale, mi lasciai persuadere ad acquistare il volume “Lodate Dio con arte”, che mi aveva attratto per l’immagine molto bella di un organo: quello nuovo donato alla Altekapelle di Ratisbona, dedicato a Benedetto XVI e dallo stesso . ..benedetto con un bella preghiera dedicatoria, nel famoso settembre 2006: ricordate il discorso di Ratisbona? Regalai quasi subito il volume a mio fratello, direttore d’orchestra, pregandolo di riferirmi eventuali scoperte. Anch’io, come Benedetto XVI suono pianoforte e sono organista nelle chiese (Ho un video in cui il card. Ratzinger suona un famoso e facile preludio in do minore): ma per uno strano caso non sono il papa che ha appunto un fratello direttore d’orchestra: il maestro Georg per trent’anni direttore dei piccoli cantori di Ratisbona, i…”passerotti della cattedrale” come sono da sempre affettuosamente chiamati ( in tedesco: Domspatzen).

Ratisbona vanta mille anni di ininterrotta attività musicale e corale al servizio della musica per e nella liturgia, ed è stata all’origine dell’ultima e forse più importante riforma della musica sacra in epoca contemporanea, risalente alla seconda metà del sec. XIX. Ma mi sapeva male non avere quel volume, per cui il giorno seguente ne acquistai un’altra copia , guadagnandomi un sorriso eloquente della signorina, proponendomi di lavorare in parallelo con mio fratello: avevo proprio bisogno di un confronto autorevole! Infatti la lettura delle prime parti del testo fu ardua.

Il volume è suddiviso in quattro parti di cui le prime tre sono importanti studi sulla musica vista in chiave fenomenologica rigorosa: una disanima che il fatto musicale è all’origine religioso presso tutti i popoli ma che presso un popolo – Israele – viene radicalmente purificato nell’esperienza del cantare a Dio dentro le vicende della storia della salvezza. Si esaminano alcuni termini ebraici come zmr (zamir), “cantare con arte”.

Questa è la fonte del celebrare Dio (Cantico di Mosè) che attinge pienezza nei salmi, i quali sono espressamente anche un codice melodico-ritmico che si informa alle parole ivi declamate, esaltate; quasi che il legame che la parola ha con il canto sia appunto il tendere al canto (accento da ad-cantus…)

L’inno è dunque nel tempio per il tempio a celebrare la gloria di Dio, la “visibilità maestosa” di Dio presso il Suo tempio. Successivamente invece la sinagoga espungerà suoni e strumenti per ritenere la “purezza” dei soli testi. Poi l’incontro con la musica greca - nell’iniziale ellenizzazione dei termini e concetti presso Israele vicino all’era volgare- e il passaggio ale prime comunità cristiane. Nelle loro assemblee si cantano gli inni cristologici presenti nei testi del Nuovo Testamento. Anche il primo Cristianesimo dovette purificare la musica liturgica troppo attratta dalla musica greca sostanziata dal mito e tendente alla gnosi. Ci furono divieti e regole severe (Concilio di Laodicea). Ma Agostino, che pensò la musica in chiave filosofica, diceva sempre : ” Cantare amantis est”….

Fu una lotta fruttuosa che riportò al canto, al gregoriano al ripristino dell’usi degli strumenti, alla lauda delle sacre rappresentazioni, all’Ars Nova (Avignone), alla grande polifonia dei secoli XV e XVI fino alle grandi rivoluzioni del sec. XIX e XX. Ma il cammino cristiano ha concepito sempre la musica come espressione essenziale della liturgia della cattedrale ,della liturgia come sacrificio corale solenne.

Oggi siamo in un momento di confusione; è necessario ritornare al momento genetico della musica. Esso è l’Incarnazione che si compie nella passione-morte-risurrezione di Cristo. Si tratta di unire ferro e legno (i legni, gli oboe,i flauti, gli archi - pezzi di creazione) con il ferro del patibolo chiodato di Cristo. Ciò produce una nuova nascita di tutte le cose: nuovi sono i salmi perché cantati dal nuovo Davide: la chiesa, adottando il salterio come preghiera delle ore di tutta la settimana ha inteso evidenziare il Cristo che già si sente nella voce dolente, angosciata, piuttosto che lieta e certa nella speranza che proprio in questi contrasti richiamano l’unione delle due nature in Cristo e dell’unificazione delle ferite del mondo nel Suo sacrificio.

La preghiera della chiesa ha sempre “cantato un canto nuovo” all’Agnello immolato regnante circondato dai cori celesti e dall’assemblea di coloro che nel sangue dell’Agnello hanno purificato le loro vesti. Le scene dell’Apocalisse sono un canto definitivo e un richiamo sponsale: Maranhatà.

Queste linee teoriche che sorrengono l’impianto fondativo della musica come tale, ricorrono sempre, anche nell’ultima parte del nostro volume che è segnata dagli interventi di Benedetto XVI ai numerosi concerti dati in suo onore. Lì, alla luce di tanti ricordi personali, il Pontefice ci persuade ad amare la musica, nata- rinata- sotto la volta del Cielo. Ormai cantiamo con gli angeli, davanti agli angeli, che non sono solo più i soli serafini, ma troni dominazioni potestà. Ci dice di rivalutare l’organo come sintesi di tutte le voci del creato perché la musica è sempre cosmica e perciò sinfonica. Sinfonica e cosmica perchè è un inno a Cristo centro del cosmo e della storia: il cosmo è in attesa di compimento e nel genio delle varie forme musicali e dei geni compositori vive la sua nuova creazione sempre fresca e imperitura e così capace di vibrare nelle anime ieri oggi, sempre: nessuna tradizione di musica sacra è interamente lasciata e ogni innovazione è avvertibilmente ricca del passato.


Così ci ri-orientiamo rispetto alle derive dello “spirito del Concilio” che ha prodotto un abbandono della musica sacra nelle liturgie, per preferirvi forme elitarie o rock, quando non pop, accampando criteri come “musica d’uso”, escludendo dalle chiese la musica come arte. In questo l’allora card. Ratzinger è severissimo: queste derive vanno escluse anche perché vogliono essere forme non purificate di culto pagano estatico, sensuale teso allo stordimento quando non satanico.

L’ammonimento è chiaro: non musica standardizzata, di mercato, valutata solo in termini quantitativi.

La vera musica è un’eco dell’atto creativo redentivo: viene dal cuore di Dio che, nuzialmente canta alla sua Chiesa: dove la Chiesa, secondo la teologia orientale, è pensata e voluta come il compimento della creazione. Questa chiesa che risponde allo Sposo ha prodotto i più grandi capolavori dell’arte musicale, come figurativa e letterarie. Anzi, dove la materia fu più dura, più grande fu l’opera.

E noi, poveri artigiani? Si deve tendere alla perfezione, alla massima competenza di esecuzione, anche se sappiamo di avere spesso poche risorse nelle nostre parrocchie e nelle nostre chiese. Anche noi in qualche modo creiamo, generando musica o eseguendo i canti nella liturgia. Abbiamo nelle mani frammenti di creazione. Che cosa non vien fuori, infatti, da un violino, da un oboe, pezzetti di legno, crini di cavallo: ottone dei fiati, argento stagno e peltro delle canne d’organo. Che cosa non uscirà da un cuore ardente che si apre umilmente al Mistero?


Il bambino Joseph Ratzinger, a tredici anni, rimase sconvolto dalla Grande Messa in do minore di Mozart: si era recato a Salisburgo con il fratello Georg per ascoltare questo capolavoro, nel lontano 1941. Fu toccato – racconta –da Dio stesso sfiorando la magnificenza di Dio stesso.

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